SENTIERO 1: PIANO DI PECORE

La riserva naturale comprende il massiccio calcareo dei monti Eremita (1.579 m) e Marzano (1.527 m), all’interno dei territori comunali di Colliano, Laviano e Valva, in provincia di Salerno, tra il fiume Sele ed il confine con Muro Lucano, in Basilicata. Con una superficie di 3.680 ha, costituisce un’importante corridoio naturalistico fra i monti Picentini e la Basilicata. Il Monte Marzano è un massiccio carbonatico caratterizzato da una notevole circolazione idrica sotterranea e alle cui falde è ubicata l’area termale di Contursi. Il sentiero, si inerpica per circa 590 m, superando un dislivello di 130 m, lungo il crinale che conduce alla vetta del Monte Marzano. Il percorso, che costeggia la somma del Monte in modo da rendere più agevole l’ascesa, si snoda in un bosco di faggi (Fagus) ultracentenari, veri e propri monumenti naturali. Tra le specie vegetali del complesso montuoso non mancano la quercia (Quercus), il castagno (Castanea), il leccio (Quercus ilex), la roverella (Quercus pubescens), l’ornello (Fraxinus ornus), la carpinella (Carpinus), l’ontano (Alnus), l’acero (Acer). Queste faggete costituiscono l’habitat naturale per la nidificazione del corvo imperiale (Corvus corax Linnaeus), ma non mancano anche nibbi (Milvus milvus), poiane (Buteo buteo Linnaeus), tassi (Meles meles Linnaeus), martore (Martes) e una delle ultime popolazioni di lupo appenninico (Canis lupus italicus). Alla fine del sentiero è possibile continuare il cammino per poche centinaia di metri ed uscire su una radura panoramica, vetta del Monte Marzano, da cui è possibile godere di uno stupendo panorama sui Monti Picentini, la valle del Sele e i Monti Alburni.

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SENTIERO 2: DELLA CICOGNA BIANCA

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Il sentiero, di facile percorribilità, ha grande rilevanza sotto l’aspetto faunistico ed ambientale in quanto lungo il tragitto è possibile avvistare una coppia di cicogne bianche (Ciconia ciconia), che ogni anno, dalla primavera del 1996, torna a nidificare spontaneamente in questo territorio, costruendo il proprio nido sull’estremità di un traliccio di media tensione dell’Enel. Il sito di Sala Consilina è uno dei tre siti di nidificazione presenti in tutta l’area centro-meridionale, dove la cicogna bianca è tornata a nidificare dopo decenni di assenza, preferendo soprattutto la zona nord-occidentale della nazione (Piemonte, Lombardia). Lungo il sentiero che conduce al punto di avvistamento, è possibile osservare il particolare habitat naturale caratterizzato da una vasta pianura umida, solcata dal fiume Tanagro e da una serie di canali, che determinano la presenza della biodiversità necessaria per la vita di questi splendidi esemplari. La cicogna, infatti, si nutre in prevalenza di pesci, cavallette o lombrichi, rane ed invertebrati palustri, a volte semi, bacche, lucertole e roditori.

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SENTIERO 3: DELLE ACQUE TERMALI

Il sentiero si snoda lungo un tracciato sterrato di agevole transitabilità, da percorrere costeggiando per 1200 m la sponda sinistra del fiume Sele. Posto nell’alta valle del Sele ed immerso in una florida vegetazione, il sentiero fiancheggia il tratto di fiume in cui sgorgano quindici sorgenti termali, distinte in base alla composizione, salso-bromo-iodiche, solfuree e bicarbonato-alcaline, dalle provate proprietà curative. Già Plinio il Vecchio nel I secolo d. C. riconosceva le straordinarie caratteristiche curative di queste acque, menzionate nelle loro opere anche da Virgilio, Strabone e Silio Italico. Lungo il sentiero è possibile avvicinarsi in più punti alle rive del fiume ed affacciarsi nel cosiddetto antro dell’usignolo, una suggestiva cavità nella parete rocciosa che amplifica il canto degli uccelli. Grazie alle particolari condizioni di salubrità e di limpidezza delle sue acque il Sele è l’habitat naturale di una grande varietà di specie acquatiche e terrestri. Uno degli indicatori ambientali di salubrità presenti, la cui riproduzione avviene solo in acque fredde e pulite, è la trota fario di ceppo mediterraneo; inoltre, censimenti ittiologici hanno monitorato la presenza di una residua popolazione di trota mediterranea autoctona, che si credeva scomparsa. Per garantire la sopravvivenza e il rinfoltimento di quest’ultima con la riproduzione artificiale, è stato creato “Selattivo” un incubatore ittico, che è possibile visitare lungo il percorso

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SENTIERO 4: DELL’ANTICO MULINO

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Il percorso lungo circa 650 m conduce all’alveo del fiume Calore Lucano costeggiandone la sponda destra, lungo un sentiero facilmente percorribile, ma che presenta un salto di quota di circa 38 m. Prima di arrivare sulla riva del fiume, caratterizzata da ciottoli e sabbia, è possibile raggiungere, tramite una scaletta, il complesso della Risorgenza del Mulino: suggestivi ruderi di un antico mulino ad acqua risalente al XVIII, di cui si conservano ambienti voltati e grosse macine in pietra. Oggetto di studi geologici per ciò che concerne il sistema di circolazione idrica sotterranea dell’area, il sito della Risorgenza del Mulino è risultato indipendente dal confermato collegamento tra il sistema delle Grotte di Castelcivita e la Grotta dell’Ausino (ubicata poco distante da quest’ultima). Solo nel 2012 è stato trovato un passaggio aereo tra le 2 grotte di natura carsica, che oltre ad avere un’importanza geologica rappresentano uno dei più importanti giacimenti paletnologici dell’Italia meridionale con testimonianze che coprono un’arco cronologico di circa 15.000 anni, dal Paleolitico superiore fino all’epoca storica. Lungo il sentiero è possibile osservare la vegetazione tipica dell’ambiente fluviale: Ontano napoletano L. (ontano), Ulmus minor Miller (olmo), Salix caprea L. (salice), Populus nigra (pioppo nero), Nerium oleander L. (oleandro). Nel fiume si rinvengono numerose specie ittiche, tra cui l’Alborella meridionale, il Valrone e il Barbo. L’area crea un habitat favorevole per la vita di alcune specie di uccelli, quali il Nibbio reale, l’Airone cenerino, il Martin Pescatore, il Gufo reale, il Falco pellegrino.

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SENTIERO 5: DEL SALICE

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Il percorso lungo circa 1500 m conduce all’alveo del fiume Calore costeggiandone la sponda sinistra, lungo un sentiero facilmente percorribile e con altimetria pressoché costante. Il Calore lucano nasce dalle pendici settentrionali del Monte Cervati, uno dei rilievi montuosi più importanti della Campania. E’ lungo circa 63 km alimentato da un bacino di circa 700Kmq caratterizzato, soprattutto nella parte alta, da località impervie e di difficile accesso; infatti, per lunghi tratti l’alveo ha scavato la roccia di origine calcarea, dando vita ad alte pareti che prendono il nome di Gole di incantevole suggestione e bellezza. Il Calore scorre verso nord-nordovest, ingrossandosi nel momento in cui riceve l’acqua del suo maggiore affluente il torrente Fasanella. L’apporto di ulteriori acque avviene anche nei pressi di Castelcivita dove il fiume viene alimentato dalle sorgenti del Mulino Vecchio. Sfocia nel fiume Sele, nel territorio di Altavilla Silentina. È considerato uno dei fiumi più puliti d’Europa e fa parte dell’elenco dei siti d’importanza comunitaria per la regione biogeografica mediterranea. Lungo il sentiero è possibile osservare la vegetazione tipica dell’ambiente fluviale: Ontano napoletano L. (ontano), Ulmus minor Miller (olmo), Salix caprea L. (salice), Populus nigra (pioppo nero), Nerium oleander L. (oleandro). Molti sono i salici che ricoprono gli argini del fiume che ben conservano le sponde e influenzano l’ecosistema acquatico. Nel fiume si rinvengono numerose specie ittiche, tra cui l’Alborella meridionale, il Valrone e il Barbo. L’area crea un habitat favorevole per la vita di alcune specie di uccelli, quali il Nibbio reale, l’Airone cenerino, il Martin Pescatore, il Gufo reale, il Falco pellegrino, il Tarabusino, il Lanario, il Succiacapre, la Ghiandaia marina. La salubrità delle acque e l’ambiente favorevole, riescono a garantire la sopravvivenza stabile di esemplari della rara Lontra europea.

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SENTIERO 6: OASI DUNALE TORRE DI PAESTUM

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L’Oasi dunale di Paestum rappresenta un importante esempio di equilibrata gestione e fruizione dell’ecosistema costiero sottratto alla distruzione incessante dell’uomo. Comprende il tratto di costa, per un’estensione di circa 16 ettari, antistanti l’antica città greca di Poseidonia, di cui è possibile scorgere uno degli accessi, Porta Marina, e un tratto di mura di cinta. L’ingresso all’area avviene attraverso la pineta o immettendosi dalla stradina in terra battuta che porta fino al centro di volontariato “il Casotto”, da cui è possibile inoltrarsi nell’area protetta. L’oasi è caratterizzata da tre differenti habitat, la pineta, la zona a macchia mediterranea e l’arenile. Il sentiero nella zona delle dune si percorre su una passerella di legno che conduce sulla spiaggia; nella parte che si snoda all’interno della pineta ha il fondo in terra battuta. Nell’ambiente dunale è possibile osservare le piante psammofile, vegetali in grado di resistere alle estreme condizioni del contesto in cui vivono, permettendo la sopravvivenza delle dune stesse. Una delle specie più belle è il giglio di mare, che in estate ricopre l’area dunale con il suo fiore bianco emanando un intenso profumo. Tra Gigli di mare, Eringi spinosi e Euforbia delle dune, la specie di maggior pregio è sicuramente la Diotis Marittima meglio conosciuta come Santolina delle spiagge, specie tipica dei litorali sabbiosi, divenuta molto rara a seguito delle profonde modifiche subite dai litorali, è presente nell’oasi dunale in un piccolo nucleo di individui raggruppati. Avanzando verso l’interno, dove la duna si è consolidata, il paesaggio cambia e inizia a comparire la macchia mediterranea caratterizzata da una vegetazione bassa e ricca di arbusti, tra cui fillirea, lentisco, ginepro, carrubo, corbezzolo, che l’azione del vento ha modellato in maniera suggestiva, un ambiente sempre verde che nel periodo primaverile diventa tripudio di colori e profumi. La parte più interna e più grande dell’oasi è coperta da una pineta artificiale di Pino Domestico e Pino d’Aleppo, realizzata negli anni ’50 per proteggere dai venti marini le aree coltivate interne. La fitta pineta è caratterizzata da un sottobosco rado e povero di specie arboree a causa della totale assenza della luce solare e per la grande quantità di aghi che, coprendo interamente il terreno, lo rendono sterile. Eccezione fanno le chiarie, zone in cui la penetrazione della luce e la presenza d’umidità permettono la crescita di piante autoctone.

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SENTIERO 7: IL SENTIERO DEL BENESSERE

 

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L’importanza delle cure idropiniche e termali per il benessere del corpo ha origini antichissime. Plinio il Vecchio nel I secolo d. C. riconosceva le straordinarie caratteristiche curative delle acque di Contursi Terme, proprietà segnalate anche da Virgilio, Strabone e Silio Italico che le hanno menzionate nelle loro opere. Non è necessario avere patologie particolari per godere dei benefici della cura idropinica, che è, infatti, un utilissimo mezzo di prevenzione e benessere. Le acque di Contursi Terme sono particolarmente indicate nei disturbi dell’apparato digerente, esercitano azione lenitiva sulle mucose, depurativa sul fegato e regolatrice delle funzioni digestive ed intestinali. Unire il camminare, che già di per se è un bene, con l’introduzione di modiche quantità e varietà di acque sorgentizie, seguendo le dosi e le modalità indicate dal medico termalista, crea un mix di vero benessere per l’organismo. Il sentiero si snoda lungo un tracciato semi sterrato ed asfaltato di agevole transitabilità, da percorrere costeggiando per 1370 m la sponda destra del fiume Sele. Posto nell’alta valle del Sele in piena area termale a monte e a valle di Ponte Mefita ed immerso in una florida vegetazione ripariale; il sentiero fiancheggia il tratto di fiume in cui sgorgano sei sorgenti denominate: Cantani, Ferrata, Don Carlo, Acetosella, Lauro e Vulpacchio, con provate proprietà curative. Presso l’area della sorgente “Vulpacchio, dove termina il sentiero, è possibile godere, oltre che della sorgente omonima, anche della sorgente Lauro, nonchè di un’ampia area a verde attrezzato. Grazie alle particolari condizioni di salubrità e di limpidezza delle sue acque, il Sele è l’habitat naturale di una grande varietà di specie acquatiche e terrestri. Uno degli indicatori ambientali di salubrità presenti, la cui riproduzione avviene solo in acque fredde e pulite, è la trota fario di ceppo mediterraneo, inoltre, censimenti ittiologici hanno monitorato la presenza di una residua popolazione di trota mediterranea autoctona che si credeva scomparsa.

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